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Gennaio2020

 

 

 

 

 

 

 

Intesa Sanpaolo per la cultura

 

 

 

 

 

 

 

 

“Dopo Milano, Vicenza e Napoli, il sistema museale le Galleria d’Italia di Intesa Sanpaolo arriva a Torino con la scelta di destinare lo storico edificio di Palazzo Turinetti, in piazza San Carlo, a esposizioni permanenti e temporanee. Il progetto architettonico di Michele De Lucchi prevede lavori di ristrutturazione che dureranno due anni al termine dei quali sarà pronto il nuovo prestigioso museo dedicato prevalentemente alla fotografia (ospiterà tra l’altro l’Archivio Publifoto, acquistato da Intesa Sanpaolo, costituito da ben 7 milioni di fotografie, scattate tra l’inizio degli Anni ’30 e la fine del Novecento).

Questo ambizioso progetto si inserisce coerentemente nella nostra strategia che considera da sempre la cultura, la tutela del patrimonio artistico, la valorizzazione della musica, del teatro e della storia italiana come un fattore identitario da preservare e rafforzare. L’impegno e il successo dei progetti culturali realizzati trovano conferma nella grande partecipazione di pubblico alla mostra “Canova | Thorvaldsen – La nascita della scultura moderna” aperta alle Gallerie di Milano nell’ottobre 2019, che ha raccolto 100.000 visitatori nei primi due mesi.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Daniel Pennac: «Ecco il mio Fellini» L’omaggio su «la Lettura»

 

 

 

 

 

L’inserto anticipa il libro e lo spettacolo che l’autore francese dedica al regista nato cento anni fa. Nel nuovo numero anche scenari del dopo Brexit e altre «fini» della storia

“Siamo al principio della nuova decade del millennio, gli anni Venti, ma in questi tempi di inizi qualcosa sta per finire: alla mezzanotte del 31 gennaio il Regno Unito uscirà dall’Unione europea. Che cosa succederà dopo la Brexit? Quel che è certo è che la storia è costellata di cesure, divisioni, tramonti, secessioni e altri rovesciamenti più o meno traumatici che hanno trasformato imperi o continenti.

Il nuovo numero de «la Lettura», il #424 in edicola fino a sabato 18, si apre offrendo una serie di approfondimenti sul tema, in due direzioni precise, innanzitutto per capire da dove viene l’idea della Brexit (e quanto la società e la politica inglese si siano già allontanate dal continente negli ultimi tempi); e poi per conoscere gli esempi storici di «cesure» epocali, grandi «fini» più o meno traumatiche che hanno cambiato il mondo in tutti i tempi.

Sull’«insularità» degli inglesi, sulla «lontananza» dall’Europa vagheggiata da classe dirigente e popolo fin dalla seconda metà del Novecento, ragiona su «la Lettura» lo specialista di geopolitica Manlio Graziano. Ma se il distacco dall’Unione è certo, incerte sono le conseguenze di altre «crepe» ben aperte nel Regno, quella della Scozia con i suoi venti indipendentisti, o l’irrequietezza dell’Irlanda del Nord: ne scrive da Londra il corrispondente Luigi Ippolito, che propone un’analisi dei diversi «ismi» nel Regno Unito. A proposito, sulla tentazione del laburismo inglese di rincorrere i nazionalismi dopo la sconfitta elettorale, scrive lo storico dell’Europa Andrea Mammone.

E le altre «fini»? Nei testi a cura di Antonio Carioti, «la Lettura» ne offre una cospicua carrellata: e gli esempi sono tanti, fin dai tempi in cui, tre secoli avanti Cristo, l’impero persiano fu schiantato dall’esercito innovativo di Alessandro Magno, per arrivare alle cesure più recenti, come la dissoluzione dell’Urss. Il filosofo Mauro Bonazzi scrive di un’altra cesura nel campo della filosofia: la fine dell’Accademia di Platone, che fu però l’inizio della sua diffusione in Oriente.

A proposito di «fine», di tutt’altro tipo: c’è una stella splendente nel cielo d’inverno, la supergigante rossa Betelgeuse nella costellazione di Orione, che sta dando segni di collasso. La sua luminosità è diminuita notevolmente in pochi mesi e questo, per gli astronomi, potrebbe essere l’annuncio di una prossima «morte» della stella, lontana dalla Terra 662 anni luce. Evento che, trattandosi di una «gigante», potrebbe preludere all’esplosione in una luminosissima supernova: il condizionale è d’obbligo, come spiega su «la Lettura» l’astrofisico Giuseppe Galletta, ma l’evento sarebbe il primo del suo genere dai tempi di Galileo.

Fa riflettere proprio sul concetto di «fine» anche una tradizione recente, commovente: c’è una cabina telefonica immersa nella natura, in Giappone, che attira visitatori da tutto il mondo perché ospita un telefono con cui «parlare» ai propri defunti. La scrittrice Laura Imai Messina, che intorno alla «cabina» ha scritto un romanzo (Quel che affidiamo al vento, Piemme) è andata a visitarla per «la Lettura» e ha incontrato il guardiano, che descrive i visitatori giapponesi, americani, canadesi, anche italiani, e il viaggio quasi sacro che compiono; mentre Annachiara Sacchi scrive del romanzo di Laura Imai Messina sulle atmosfere rarefatte di questa cabina spirituale.

Rivolgimenti, cambiamenti, o meglio rivoluzioni: molti artisti oggi sono anche attivisti e sostenitori di diverse importanti cause, umanitarie, ambientali, politiche. Di questi «artivisti» come Ai Weiwei o Banksy scrive sul nuovo numero Vincenzo Trione. Un’altra rivoluzione è quella, grandiosa, dell’arte di El Greco. Il grande pittore visse tra il 1541 e il 1614, ma i suoi dipinti hanno una modernità stupefacente, tanto che la sua influenza è evidente, a distanza di secoli, in artisti come Chagall e Bacon: una mostra lo celebra a Parigi fino al 10 febbraio, ne scrive Stefano Bucci che l’ha visitata per «la Lettura». Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raffaello a Roma, avvio record per le prenotazioni: 10mila in due giorni di prevendita

 

 

 

 

 

 

 

La mostra aprirà il prossimo 5 marzo ed esporrà 100 capolavori del maestro provenienti dagli Uffizi e da numerosi altri musei. Le richieste, sottolinea in un tweet il Mibact, provengono da tutto il mondo

“Avvio record per “Raffaello” a Roma, alle Scuderie del Quirinale. La mostra, che apre il prossimo 5 marzo e che esporrà 100 capolavori del maestro provenienti dagli Uffizi e da numerosi altri musei, conta già 10mila prenotazioni arrivate nelle prime 48 ore di prevendita. Le richieste, sottolinea in un tweet il Mibact, provengono da tutto il mondo.

Intitolata semplicemente “Raffaello”, la mostra romana costituisce l’apice delle celebrazioni mondiali a 500 anni dalla sua scomparsa – avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 ad appena 37 anni – e rappresenta l’evento di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale appositamente istituito dal ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci.  Realizzata in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, la mostra è curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro. Resterà aperta fino al 2 giugno.”

La Repubblica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dantedì, un’occasione per la scuola Dante che parla ai ragazzi lo speciale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pareri unanimi nell’apprezzare la proposta avanzata dal «Corriere della Sera» per celebrare l’autore della «Commedia» con una specifica attenzione rivolta agli studenti. Concordi i docenti e i dirigenti: la data deve cadere in un giorno di lezione

“Dante piace ancora molto agli studenti, «la passione che lo collega ai ragazzi è modernissima, ed è sempre quella». Cinque tra docenti e dirigenti scolastici di licei e istituti tecnici, da tutta Italia, non hanno dubbi: oggi chi insegna Dante incontra un vivo interesse che sembra condiviso in tutto il Paese. Da Veneto, Toscana, Romagna, Lazio, Sicilia sono arrivati i contributi di alcuni docenti di Italiano e Latino che hanno raccontato al «Corriere» com’è accolto l’Alighieri tra i banchi e hanno esposto la loro opinione sul Dantedì (termine coniato con Francesco Sabatini): una Giornata celebrativa in onore del poeta, lanciata sul quotidiano nello scorso aprile da Paolo Di Stefano, in occasione della ricorrenza dei 700 anni dalla morte del padre della letteratura italiana (iniziativa che oggi sarà oggetto di una discussione parlamentare). E, infine, hanno sottolineato quanto sia importante collocare questa Giornata in una data che cada durante l’anno scolastico.

«Il Dantedì è un’iniziativa giusta, ma si spera non si risolva tutto nel 2021». Silvia Perini è insegnante al triennio del liceo scientifico Alfredo Oriani di Ravenna. La docente si augura che la Giornata possa cadere durante l’anno scolastico, in modo che «i ragazzi siano “costretti” a prendersi del tempo, ad avere un progetto»; quindi sposa l’ipotesi del Dantedì in primavera: «Mi piacciono le date proposte perché sono legate più all’opera che alla vita». Giornata da promuovere anche all’estero perché «Dante è di tutti, come Shakespeare».

Mentre Ravenna, dove il poeta morì ed è sepolto, è una città che si muove autonomamente su iniziative culturali dantesche, ci sono realtà dove queste sono più rare fuori del sistema scolastico o universitario. «Se si istituisse il Dantedì, si potrebbe pensare a progetti nuovi legati all’occasione, come portare gli studenti nei luoghi danteschi, per esempio Firenze o Ravenna». Lo propone Gabriella Chisari, dirigente scolastica del liceo scientifico Galileo Galilei di Catania. E se la data cadesse il 25 marzo, proposto perché ritenuto data d’avvio del viaggio di Dante «consentirebbe alle scuole di partecipare ad attività senza incombere sulla fine o sull’inizio dell’anno». Chisari pensa che l’iniziativa («significativa per la nostra nazione come per la scuola») sia anche un investimento per formare le menti del futuro. Ed esportarla all’estero — dove molti dei nostri ragazzi si spostano per fare esperienze di studio — «rappresenterebbe un forte richiamo alla nostra identità nazionale». Annalisa Nacinovich, docente allo scientifico Filippo Buonarroti di Pisa, sottolinea un altro aspetto: il Dantedì potrebbe rendere le scuole partecipi in termini di collettività e «rappresentare un’importante scansione dell’anno; ci sono aree del Paese in cui le occasioni di ricordarlo sono molte, e altre in cui ciò non avviene: in questo modo la celebrazione sarebbe unitaria. Con Dante gli italiani possono dimostrare di avere qualcosa da dire a tutti: è stato considerato il padre della patria, ma è un uomo senza patria che porta con sé il concetto di identità italiana». Anche da Verona il dirigente scolastico Roberto Fattore del Liceo classico e linguistico Scipione Maffei appoggia il Dantedì: «Un modo di riproporre Dante in una fisionomia diversa, più libera, non solo legata alla programmazione scolastica». L’auspicio è che possa diventare una ricorrenza (il docente afferma la sua preferenza per le giornate primaverili) in cui nella figura del poeta «la cultura di una nazione possa riconoscersi». E poi: «Sono così totali i temi che Dante affronta e che rimandano all’umano, che da sempre lo portano al di là dei nostri confini». Una giornata dedicata a Dante è un investimento, nel tempo, di risorse, energie, stimoli. Perché l’onestà intellettuale sia effettivamente la meta del viaggio umano». A intervenire è Laura Pazienti, dirigente scolastica dell’istituto tecnico Galileo Sani di Latina. «Dante ha la stessa rilevanza e suscita lo stesso entusiasmo in tutti gli ambienti scolastici, anche negli istituti tecnici o professionali. Il Dantedì è un omaggio all’italianità ed è un riconoscimento dell’umanità in un senso universale. Anche per questo è di tutti».

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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