Italian Media 2022

 

 

 

 

 

Estate 2022:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mangia che ti passa: la dieta mediterranea migliora depressione e cuore nelle over 70

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Nella terza età, soprattutto tra le donne la dieta mediterranea consentirebbe di migliorare il profilo di rischio sia sul fronte circolatorio che sul tono dell’umore

Non sappiamo se nasca prima l’uovo o la gallina. La depressione di certo può aumentare il rischio cardiovascolare. Ma d’altro canto ci sono ricerche che mostrano come chi fa i conti con colesterolo e pressione elevate, diabete, sovrappeso e sedentarietà, per non parlare del fumo, tende più facilmente ad andare incontro ad umore cupo. Ma ora una ricerca dimostra che in terza età, soprattutto nelle donne, chi presenta fattori di rischio cardiovascolare sarebbe più esposto ai pericoli di sviluppare depressione. Ma offre anche un’alternativa per contrastare il “fil rouge” che lega le due patologie: a tavola, conviene seguire i dettami dell’alimentazione mediterranea, ricca di vegetali, pesce e olio extravergine d’oliva, per migliorare il profilo di pericolo per cuore ed arterie ed avere un’azione positiva anche sull’umore. A lanciare questa ipotesi è una ricerca pubblicata su Plos ONE, coordinata da Sandra Martín-Peláez dell’Università di Granada.

L’ipotesi di lavoro è semplice: sia nelle condizioni che mettono in pericolo cuore ed arterie sia nella depressione ci sono elementi in comune, a partire dall’infiammazione per giungere fino allo stress ossidativo. Quindi, facendo attenzione a tavola (e ovviamente cercando di mantenere sane abitudini di vita in generale), si può tentare di rompere il legame che unisce all’interno dell’organismo le due condizioni.

Lo studio ha preso in esame le informazioni derivanti da una ricerca che ha preso in esame l’impatto della dieta mediterranea su uomini di età tra 55 e 75 anni e donne tra 60 e 75 anni con sovrappeso o obesità. In totale sono state considerate oltre 6500 persone che, alla prima rilevazione, non presentavano patologie cardiovascolari o di natura ormonale. Poi si è proceduto a definire il rischio cardiovascolare, utilizzando un punteggio che ha consentito di inquadrare il rischio cardiovascolare in basso, medio o alto/molto alto.

Sempre al momento dell’inserimento nello studio, è stato valutata la presenza di un eventuale stato di depressione, ricontrollato poi dopo due anni di osservazione. Il rapporto stretto tra “nemici” della salute cardiovascolare e depressione è risultato subito chiaro tra le donne: chi si trovava nel gruppo a maggior rischio per cuore e vasi, infatti, aveva probabilità più elevate di avere segni di depressione. Il “trattamento” comune per queste condizioni, nei due sessi, si è sviluppato attraverso un percorso di alimentazione secondo le regole della dieta mediterranea per due anni. Al termine di questo periodo, grazie a questo cambio di regime alimentare, i partecipanti hanno migliorato il tono dell’umore.  Ma soprattutto lo stato depressivo è migliorato di più in chi era in gruppi ad alto rischio cardiovascolare, specie tra chi aveva livelli di colesterolo più alti. I vantaggi, secondo lo studio, sono particolarmente significativi per le donne, ma in generale tutta la terza età se il rischio cardiovascolare è elevato appare associato a sintomi legati alla depressione.”

La Stampa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giugno 2022:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allergia ai pollini e alle graminacee: gli alimenti da evitare per stare meglio

 

 

 

 

 

 

 

“Venti persone su cento. Tanti gli italiani che, ogni anno, soffrono di malessere da allergie ai pollini e ai soffioni di graminacee, alle betulle, ai cipressi e ai noccioli per fare qualche esempio. Tra i disturbi più comuni, che possono cronicizzare, ci sono le irritazioni alle mucose degli occhi, che tendono ad arrossarsi e lacrimare; e poi il gonfiore alle mucose del naso che cola in continuazione. Gli esperti sono d’accordo nel dire che queste allergie sono reazioni alterate del sistema immunitario a sostanze incompatibili con l’organismo. Più semplicemente, lo stesso organismo, per difesa, produce anticorpi particolari che favoriscono la liberazione dell’istamina e di altre sostanze pro-infiammatorie dalle cellule immunitarie.
In realtà l’istamina, molecola fisiologicamente prodotta dal corpo, serve a far fronte a infiammazioni e secrezioni gastriche. Quando, però, le cellule coinvolte nelle risposte infiammatorie e immunitarie ne liberano in eccesso, scattano le reazioni allergiche che si traducono anche in eritemi, ponfi (gonfiore), arrossamenti, comparsa dei sintomi dell’asma, contrazione della muscolatura dell’ intestino (diarrea e crampi intestinali). Sì, proprio così: persino diarrea e crampi intestinali. Questo perché intestino e mucose del corpo sono tra loro collegati da un sistema («malt», acronimo per tessuto linfoide associato alla mucosa) che agisce come una sorta di vasi concomitanti di causa/effetto.
Se contrastare i disturbi a naso e occhi alle volte è semplice — in commercio esistono terapie farmacologiche a cui ricorrere, sempre dietro indicazioni del medico curante, quando si tratta di salute il fai-da-te non è contemplato — , un po’ meno facile è mettere in tavola i giusti alimenti: non tutti sanno che l’alimentazione può essere una valida alleata anche in fatto di allergie primaverili.
Una dieta corretta può infatti essere determinante nel modulare la risposta infiammatoria agli allergeni. Se perseguita costantemente, da una parte arriva a ridurre la frequenza con cui si manifestano gli episodi acuti, dall’altra può alleviare i sintomi dell’allergia. Per contro un menu sbilanciato a lungo può favorire la progressione e l’acutizzazione dei fenomeni. «Molti cibi che mettiamo abitualmente in tavola — spiega Francesca Beretta, biologa e nutrizionista — sono ricchi di istamina o istamina-liberatori. L’istamina è la molecola responsabile dell’infiammazione che scatena la cascata immunitaria che, a sua volta, porta ai sintomi allergici. Per prevenirli è utile abbassare l’intake istaminico, cioè evitare gli alimenti ricchi di istamina nella nostra alimentazione. Nel 20, fino a 25 per cento dei casi, infatti, allergia a pollini e graminacee significa allergia a frutta e verdura che hanno, con la pianta incriminata, una parentela allergenica. Le reazioni — per lo più brucione alla bocca, gonfiore, prurito — possono manifestarsi pochi minuti dopo l’ingestione del cibo o con tempi più lunghi in sedi differenti. Quando, dunque, si soffre di allergie ai pollini o alle graminacee, è fondamentale conoscere il tipo di fastidio così da evitare cibi potenzialmente dannosi. In questo un aiuto determinante possono darlo l’allergologo e il nutrizionista.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Maggio2022:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inflazione: i 30 prodotti che sono aumentati di più ad aprile 2022

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Nel mese di aprile l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività Nic, al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e un aumento del 6% su base annual (da+6,5% del mese precedente); la stima preliminare era +6,2%. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +1,9% a +2,4% e quella al netto dei soli beni energetici da +2,5% a +2,9%. L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,2% per l’indice generale e a +2% per la componente di fondo. Cosa significa tutto questo è presto detto: rispetto alle previsioni iniziali energia e gas sono aumentati di meno. Questa è la buona notizia. Quella cattiva è che una serie di altri beni, a partire dagli alimentari, hanno superale previsioni di aumento dei prezzi.

In capoeconomista di Nomisma, Lucio Poma, parla di «inflazione a due velocità». Perché «cala l’inflazione generale, ma cresce sensibilmente l’inflazione di fondo: dall’1,9% al 2,4%». «Il calo generale dell’inflazione è unicamente imputabile a un rallentamento della crescita dei prezzi energetici, che permangono comunque a livelli elevati — osserva Poma —. Saranno mesi difficili per i consumatori che vedranno aumentare i prezzi del carrello della spesa, ma non i loro salari. Al momento le imprese non possono addizionare nuovi costi salariali ai costi energetici e delle materie prime». L’economista sottolinea inoltre che «il potere d’acquisto dei cittadini probabilmente continuerà a diminuire per un certo periodo, fintanto che non si ferma l’inflazione di fondo, oppure quando, le imprese che avranno strutturalmente assorbito gli aumenti energetici saranno pronte ad aumentare i salari dei lavoratori».

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Galleria Borghese, visitatrice cade e danneggia la tela di Guido Reni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il museo: «Solo una lieve lacerazione superficiale». Non si sa se la causa sia stata un malore della visitatrice o un allestimento «problematico»

Una visitatrice, una donna anziana, inciampa, non si sa se a causa di un allestimento che aveva già provocato altre cadute nei giorni scorsi o di un malore, e cadendo, in avanti, danneggia un quadro di Guido Reni: è accaduto mercoledì 4 maggio, intorno alle ore 17, alla Galleria Borghese, uno dei musei più importanti e visitati d’Italia, dove fino al 22 maggio è in corso un’importate mostra dedicata all’opera del grande maestro del Seicento dal titolo Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura, a cura della direttrice della Borghese, Francesca Cappelletti.

serata dal museo è arrivata conferma della notizia con un comunicato ufficiale in cui si legge: «Oggi (ieri, ndr) una visitatrice, probabilmente colpita da un malore, si è accasciata improvvisamente e nella caduta ha urtato la tela San Francesco riceve le stimmate di Guido Reni, provocando una lieve lacerazione superficiale. Il personale di custodia, presente con tre unità nella sala, pur soccorrendo immediatamente la signora non ha fatto in tempo, data l’imprevedibilità della situazione, a evitare la caduta. L’area è stata transennata tempestivamente. Domani (giovedì, ndr) il funzionario responsabile del Comune di Roma, proprietario dell’opera, valuterà le modalità di intervento per il ripristino della fessura». Una fessura di circa quattro centimetri, a quanto si è appreso.

L’opera, in prestito dal Museo di Roma-Palazzo Braschi, misura due metri e 17 centimetri di altezza per un metro e mezzo circa, ed è dipinta con tecnica a olio su tela. È una delle «pale» attualmente esposta, insieme ad altre opere di grandi dimensioni, al centro di un salone al piano terreno della Galleria Borghese, con un allestimento — i quadri circondati da un «confine» ad altezza polpacci per evitare il camminamento sugli attigui mosaici del pavimento — che già il giorno dell’inaugurazione della mostra aveva causato la caduta di un giornalista — che arretrava per meglio ammirare le opere — e che, stando a testimonianze interne, anche nei giorni successivi avrebbe causato almeno altri tre o quattro capitomboli di visitatori, per fortuna senza troppe conseguenze e senza altri danneggiamenti di quadri.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         Bobbio sullo sfondo della Gioconda di Leonardo Da Vinci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una recente scoperta rilancia la tesi della ricercatrice Carla Glori che localizza il paesaggio a Bobbio, visto dal castello Malaspina Dal Verme

“La recente conferma della presenza di Leonardo in località Pierfrancesco di Gropparello, vicino a Bobbio (Piacenza), scoperta da un gruppo di scienziati guidati da Andrea Baucon dell’Università di Genova e Gerolamo Lo Russo del Museo di Storia Naturale di Piacenza, rafforza la teoria dello sfondo bobbiese della Gioconda. Lo sottolinea in una nota la ricercatrice Carla Glori, autrice della teoria scientifica che localizza il paesaggio alle spalle della Gioconda in quello di Bobbio, visto dal castello Malaspina Dal Verme.

Gli studi che confermerebbero la tesi della ricercatrice

«Gli studi condotti sugli icnofossili (tracce fossili di impronte di antichi esseri viventi) di cui ha dato notizia l’Ansa il mese scorso, hanno provato che le medesime forme nella pietra sono state studiate e riprodotte da Leonardo nel Codice Leicester. Dai paleontologi mi è giunta conferma che gli icnofossili tipici di Pierfrancesco si trovano in Bobbio, raggiungibile facilmente da Leonardo a schiena d’asino». «Che quel territorio fosse di grande interesse geologico per Leonardo lo avevo scritto nel 2011, ma la recente scoperta pubblicata da Rips, rivista specializzata in geologia di livello mondiale, ha valore scientifico assoluto» spiega ancora Carla Glori.

Leonardo «localizzato» nel piacentino

Nei mesi scorsi, la ricercatrice aveva pubblicato un articolo sui disegni murali del castello Malaspina Dal Verme dedicati al giostratore Galeazzo Sanseverino, mecenate e amico di Leonardo, ipotizzando che l’artista ne avesse quantomeno supervisionato in loco il progetto. E proprio da quel castello la sua teoria colloca la veduta del paesaggio della Gioconda, identificata in Bianca Giovanna Sforza moglie del Sanseverino. Ma la Val Trebbia era famigliare a Leonardo anche «a tavola», perché nella sua vigna di Milano coltivava la malvasia di candia aromatica, tipica della Val Tidone, come ha rivelato nel 2015 la comparazione del dna fatta sul vitigno autoctono dall’Università di Agraria di Milano. «Le evidenze scientifiche convergono nel localizzare Leonardo nel paesaggio della Gioconda. Per il resto – aggiunge la ricercatrice – confido nella frase di Leonardo: La verità solo fu figliola del tempo». Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           Aprile 2022:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Big Tech, legge Ue sui reati online: cosa cambia per le piattaforme e per noi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“L’Unione europea costringerà le Big Tech a sorvegliare con maggior impegno i contenuti online e prendere così di mira i discorsi d’odio, la disinformazione e altri contenuti dannosi che corrono sul web. Nelle prime ore di sabato mattina, 23 aprile, Bruxelles ha finalmente raggiunto un accordo di principio sui dettagli finali del Digital Services Act (Dsa), che revisionerà le regole digitali per i 27 Paesi membri e cementerà la reputazione dell’Europa come leader globale nel contenere il potere delle aziende di social media e altre piattaforme digitali, come Facebook, Google e Amazon. «L’accordo di oggi è storico – ha commentato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen -. Le nostre nuove regole proteggeranno gli utenti online, garantiranno libertà di espressione e opportunità per le imprese. Ciò che è illegale offline sarà effettivamente illegale online nell’Ue.

legislatori hanno così stabilito per la prima volta le regole che le grandi aziende dovranno applicare per tenere al sicuro gli utenti su Internet, impedendo ai Big Tech di prendere di mira i minori con la pubblicità online, vietando tutti quegli accorgimenti che spingono le persone a cliccare su determinati contenuti, rendendo più facile per gli utenti segnalare i problemi e, di fatto, concedendo alle autorità di regolamentazione il potere di punire i trasgressori con multe miliardarie (fino al 6% del fatturato globale), oltre al divieto di operare nei 27 paesi della Ue. Insomma, per dirla con le parole del commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, con il Dsa, “il tempo delle grandi piattaforme online che si comportano come se fossero troppo grandi per preoccuparsi (degli effetti dannosi delle loro piattaforme, ndr) sta per finire”.

fatto, con l’accordo, viene assicurato “che le piattaforme siano ritenute responsabili per i rischi che i loro servizi possono rappresentare per la società e i cittadini’’, ha spiegato la vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager. L’ultima misura è la terza legge significativa che l’Ue approva per regolamentare l’industria tecnologica, in netto contrasto con gli Stati Uniti, dove i lobbisti che rappresentano gli interessi della Silicon Valley sono ampiamente riusciti a tenere a bada i legislatori federali. E anche se il Dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission hanno presentato importanti azioni antitrust contro Google e Facebook, il Congresso rimane politicamente diviso sugli sforzi per affrontare la concorrenza, la privacy online, la disinformazione. Ora, le nuove regole della Ue, che sono progettate per proteggere gli utenti di Internet e i loro “diritti fondamentali online”, dovrebbero rendere le aziende tecnologiche più responsabili per i contenuti creati dagli utenti e amplificati dagli algoritmi delle loro piattaforme.

Gli obblighi per i Big Tech

Con quanto deciso da Bruxelles, i principali gruppi tecnologici saranno costretti a rivelare ai regolatori della Ue quali sono le loro strategie per affrontare la disinformazione e la propaganda di guerra, al fine di frenare la diffusione di informazioni false, sforzo che sta guadagnando nuovo slancio dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La legge sui servizi digitali, concordata a Bruxelles tra gli Stati membri, la Commissione europea e il Parlamento europeo, fa parte di una più ampia spinta di Bruxelles a guidare il modo in cui Internet dovrebbe essere regolato. La necessità di regolamentare le Big Tech in modo più efficace era già stata messa a fuoco dopo le elezioni presidenziali Usa del 2016, quando si era scoperto che la Russia ha utilizzato le piattaforme dei social media per cercare di influenzare il voto del Paese. Allora le aziende tecnologiche come Facebook e Twitter avevano promesso di reprimere la disinformazione, ma i problemi sono solo peggiorati. Durante la pandemia, la disinformazione sanitaria è fiorita e ancora una volta le aziende hanno reagito lentamente, dopo che per anni hanno permesso alle bufale degli antivaccinisti di prosperare sulle loro piattaforme.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, in vendita da Christie’s la casa di Ennio Morricone all’Ara Coeli: «Mille mq sontuosi a 12 milioni»

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il maestro raccontava di averla lasciata per il frastuono eccessivo: «Troppo smog, confusione, traffico. Non ne potevo più di tenere le finestre chiuse»

Qui, nell’attico in via dell’Ara Coeli con vista diretta sul Marco Aurelio in Campidoglio, è nata l’ispirazione di alcune composizioni divenute colonna sonora mondiale. Qui gli esercizi mattutini di ginnastica per tenersi in forma, le partite della Roma in tv seguite con sfrenata passione, le gare a scacchi con gli amici. Da queste mura partivano le passeggiate da cittadino qualunque per il centro storico, con soste gastronomiche a piazza Campitelli ai tavoli del ristorante «Vecchia Roma». Conserva il respiro di Ennio Morricone la casa in vendita nel cuore antico della Capitale, così descritta nel freddo linguaggio dell’agenzia immobiliare, anche se fra le più blasonate al mondo, Christie’s: «Sontuoso attico di alta rappresentanza con vista unica su Roma…». E ancora, «Bilivelli, unico nel suo genere, di 1.000 mq interni oltre a terrazze abitabili». Valutazione di partenza: 12 milioni di euro.

Ci ha messo poco, chi di recente ha visto il film «Ennio» di Giuseppe Tornatore, a ricollegare al maestro quei divani dall’orlo ricamato, come i cuscini, il soffitto a travi dai rosoni dorati, lo scalone con guida rossa e il camino in marmo, le finestre spalancate su case, cupole, campanili e sui riverberi candidi dell’altare della patria. Poco importa che la società immobiliare non confermi né smentisca. La dimora di Ennio Morricone, dove visse fino al 2017, è pubblicizzata sui siti di compravendite. Raccontava, dall’alto del dodicesimo piano del suo nuovo appartamento immerso nel verde dell’Eur, che era vissuto lì per 30 anni, prima di arrendersi alla nuova visuale : San Paolo, il Palazzo della Civiltà, il Fungo, sullo sfondo i Castelli. «Qualche mese fa ho lasciato l’abitazione affacciata sull’Ara Coeli in cui ho scritto tante musiche. Troppo smog, confusione, traffico. Non ne potevo più di tenere le finestre chiuse» spiegava.

Chissà chi le riaprirà, quelle vetrate che sono quadri: «La proprietà si trova all’interno dello storico Palazzo Muti Bussi, progettato ed iniziato nel 1585 dall’architetto Giacomo Della Porta, uno dei più importanti scultori e massimo esponente del Barocco italiano che ha contribuito a realizzare i maggiori monumenti romani — va avanti la descrizione -. Il palazzo, adornato da numerose sculture e reperti dell’antica Roma è servito da portierato h24, con moderno ascensore al piano e un cortile dove sono presenti due comodi posti auto pertinenti all’immobile oggetto di vendita». Eppoi la visita virtuale: «Tripli ingressi. Al piano inferiore il salone caratterizzato da soffitti a cassettoni alti 5 metri finemente decorati e quattro ampie finestre da cui si gode di una splendida vista sull’Altare della Patria. Da qui si ha accesso all’ampio studio, dotato di tre grandi finestre con vista ad angolo, che affacciano verso il Campidoglio. Proseguendo troviamo un secondo ampio salone con attigua sala pranzo, ampia cucina, quattro camere da letto, quattro bagni. Al piano superiore, quattro saloni, di cui tre con camino e con accesso diretto al terrazzo abitabile a livello, da cui si gode di una splendida vista e dalla quale si accede ad altre due terrazze ad un piano superiore, di cui una vivibile……..». Tanto ancora, anche se a fare la differenza sarà lo spirito di un passato favoloso, che non ci sta, dentro uno strillo pubblicitario.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rincari, lavare un piumone a Firenze può costare fino a 45 euro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altroconsumo ha realizzato, a gennaio 2022, un’inchiesta che ha coinvolto 146
lavanderie in 9 città, tra cui anche Firenze. Scegliendo la lavanderia meno cara si può risparmiare anche il 233%

“Con il cambio di stagione arriva anche l’immancabile appuntamento con la lavanderia per la pulizia di piumoni e cappotti usati durante l’inverno. E non mancano i rincari. Altroconsumo, per guidare gli italiani nella scelta della tintoria ideale per le proprie necessità, ha realizzato, a gennaio 2022, un’inchiesta che ha coinvolto 146 lavanderie in 9 città, tra cui anche Firenze (oltre a Bari, Cagliari, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino). Tramite l’analisi del listino e un colloquio con gli esercenti, sono stati rilevati i prezzi relativi ai quattro servizi più comuni: lavaggio ad acqua e stiratura di una camicia di cotone; la sola stiratura della camicia; lavaggio a secco e stiratura di un completo giacca e pantalone e il lavaggio a secco del piumone matrimoniale. Ne risulta che le differenze fra zone e città sono davvero marcate arrivando, ad esempio, fino al 700% di scostamento tra diverse tintorie di una stessa città.

Lavare a secco il piumone matrimoniale è il servizio di tintoria che costa di più: in media si spendono 19 euro. A Firenze si registrano le variazioni di prezzo maggiori (246%), e cioè da 13 fino aben 45 euro.

Per lavare e stirare una camicia a Firenze si arriva a pagare fino a 10 euro, ma scegliendo la lavanderia meno cara si può risparmiare anche il 233%.

Per il lavaggio e la stiratura di un completo, un italiano spende mediamente 10,60 euro, ma a Firenze si spendono 13,55 euro e per questo risulta la città più cara dopo Padova.” La Nazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggende di Toscana: Gli angeli ribelli nell’Eden di Cotòn

 

 

 

 

 

 

 

Il paradiso delle Apuane. Caddero in una valle tenera e dolce tra le dure montagne e scuotendo le ali si tolsero la polvere di marmo. Costruirono le prime marginette e cammina cammina entrarono nella Storia

“Diciassette angeli ribelli caddero dal cielo sulla terra e fu un bel volo anche per loro. Un urto colossale, un boato che rese sordi uomini e animali per anni. Gli angeli si rialzarono con splendidi movimenti, scuotendo le ali si tolsero la polvere di dosso. Videro che era polvere di marmo, capirono di essere atterrati sulle Apuane. Frastornati dalla inaudita caduta spaziotemporale, non si ricordavano bene chi erano e perché. «A cosa ci ribellavamo?»

Avevano voglia di riposarsi e crearono un posto meraviglioso conosciuto come l’Eden di Cotòn. Una valle tenera e dolce tra le dure montagne, dove non c’era bisogno di fare niente. L’erba era buonissima e nutriente, aveva il sapore che desideravi che avesse. I torrenti deliziosi da bere: ti potevi ubriacare restando lucido. I frutti maturi non c’era neanche bisogno di prenderli, rischiando quei fastidiosi stiramenti, perché cadevano in bocca a chi li desiderava. I rarissimi esseri umani che arrivavano nell’Eden di Cotòn erano accolti con benevolenza. Ma ogni paradiso ha le sue regole, altrimenti diventa un posto qualsiasi. Potevi prendere tutto, ma non dovevi cercare di cambiare niente. E non dovevi cercare di tornare a casa. Inoltre dovevi stare zitto. Quest’ultima era la regola che risultava più ostica agli esseri umani, che hanno sempre da dire a loro o da chiedere qualcosa per se stessi o per i congiunti. Anche questa smania tutta umana di approfondire era un segno di superficialità. Il nuovo arrivato vedeva una creatura celestiale avvicinarsi con un gran sorriso e intenzioni paradisiache e invece di sorridere in silenzio e vedere cosa succede domandava: «Come ti chiami?».

Già il fatto di dar un nome a tutto era una tendenza che non piaceva a quegli angeli, sembrava loro una grossolana violenza. Ma poi il fatto stesso di aver parlato era appunto un’infrazione gravissima che portava alla cacciata. Che poi io sto raccontando al passato ma nel descrivere le regole potrei parlare al presente, perché pare che il paradiso segreto ci sia ancora. Gli angeli dopo un po’ si chiesero: ma dove vanno le persone quando le cacciamo? E così presero a uscire in esplorazione per farsi un’idea del mondo circostante, che fino allora conoscevano un po’ per sentito dire perché lo prendevano sottogamba. Di fronte alle ingiustizie, la loro natura di angeli combattenti, dimenticata da secoli si risvegliava confusamente, senza che se ne rendessero conto. Del resto, a loro non piace dare un nome alle cose. Dialogano attraverso le sensazioni che si passano l’un l’altro. Costruirono le prime marginette delle Apuane. Sono, queste marginette, delle casette essenziali, dei ripari, posti a volte in posti impervi e bellissimi. Qui trovarono riparo le persone e gli animali nei momenti di difficoltà. Prima di tutto un riparo fisico, una protezione dalla neve e dalle tempeste. Ma anche un luogo dove raccogliere e comprimere i pensieri fino a renderli infrangibili, una protezione per l’anima. Non importa essere religiosi per rendersene conto, basta entrarci dentro. Del resto, non è detto che l’anima abbia a che fare con Dio. Potevi vedere tre pecore, unite e assorte, mentre fuori infuriava la tempesta, ed era evidente che si stavano appellando a qualcosa di grande. Comunque, che Dio esista o meno, è un fatto che questi angeli continuano a girare per le Apuane. Spesso vanno a piedi, con le ali nascoste dentro lo zaino, che ha uno squarcio dalla parte della schiena. È così, camminando, che gli angeli entrano nella Storia, perché quando volano possono solo osservare.

Il 10 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra, una pattuglia americana arrivò a Collemazzana, alle pendici delle Panie. Cercavano qualcuno che li portasse in un punto più in alto, Pian del Soglio. L’uomo più esperto del paese era Angiolo Bartolucci, detto il Nonno. Era un uomo ospitale, che offriva sempre latte e un giaciglio ai passanti, anche se non navigava nell’oro e neanche nel latte. Si accorgeva delle cose prima degli altri, da certi segni. Avvisava tutti dei cambiamenti del tempo soffiando in una grossa conchiglia che aveva trasformato in uno strumento musicale. Sentita la richiesta degli americani si chiese se non dovesse essere lui, ad accompagnare quei soldati. Alcuni, amici o parenti, gli dissero che non doveva farlo, era troppo vecchio. «Vecchio? Ma se ho settantaquattro anni». Era ancora molto forte. Fece due passi e andò a riflettere dentro una marginetta. Sentì i suoi pensieri raccogliersi e comprimersi fino a diventare infrangibili. Poi percepì una presenza, lì accanto. Alzò la testa e vide qualcuno. «Ma sì che devi accompagnare quei soldati» gli disse l’angelo combattente. Andò. In alto incapparono in una pattuglia di tedeschi che fece fuoco col mitra. Il Nonno, ferito, trovò riparo in una grotta ma i tedeschi tirarono là dentro due bombe e così morì, come anche il tenente americano. Mi piace immaginare che Angiolo Bartolucci sia stato accolto tra le schiere degli angeli combattenti. Quando all’ Eden di Cotòn, alcuni sostengono che sia un modo di essere.”
Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il disagio mentale può essere espresso anche attraverso la musica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo uno studio recente il disagio fisico e psichico può essere descritto anche attraverso le note. Ne sono un esempio le sofferenze espresse da grandi compositori

Ogni medico sa quant’è difficile interpretare le descrizioni che i pazienti fanno delle loro malattie: per aiutarli è nata la cosiddetta Medicina narrativa, una metodologia d’intervento clinico basata su specifiche competenze comunicative alla cui base sta la scrittura del vissuto di malattia e che in Italia ha una società scientifica, la SIMeN cui aderiscono medici e pazienti.

Facendo narrare al malato la sua malattia si possono integrare i punti di vista di chi ne soffre (lui e i suoi familiari) e di chi la cura (medici, infermieri, badanti, ecc.), in un percorso di trattamento condiviso. Ciò abitua a rielaborarne l’esperienza sviluppando una risposta resiliente paragonabile a quella della psicoterapia, ma che con la scrittura diventa un’auto-guarigione pilotata dal medico.

Da Beethoven a Dalla

Secondo uno studio appena pubblicato sul British Medical Journal da Desmond O’Neill dell’Università di Dublino c’è anche chi riesce a farlo attraverso la musica. Il brano Canzone dove Lucio Dalla invia al suo perduto amore un emissario sonoro migliore di ogni parola detta o scritta è un perfetto esempio della forza comunicativa della musica: «Canzone cercala se puoi. Va per le strade tra la gente, Diglielo dolcemente».

Ma oltre ai dolori d’amore della musica leggera ci sono quelli fisici della musica classica. Lo studio di O’Neill riporta gli esempi di Carl Philipp Emanuel Bach (Fantasia in LA maggiore), Johann Fux (Stabat Mater) e Anton Reicha (Op. 88. N. 2 in MI bemolle maggiore) che descrivono i tormenti della gotta con armoniche dodecafoniche su un singolo accordo ripetuto a significare i brevi e violenti accessi gottosi di cui soffrivano i tre compositori.

Sensazione di soffocamento

Bedrich Smetana col suo due quartetti d’archi From my life descrive il tinnitus e la disorganizzazione mentale insorti dopo una neurosifilide allora incurabile, dato che la penicillina arrivò quarant’anni dopo la sua morte (1884). Gioacchino Rossini (Étude asthmatique) e Marin Marais (Allemande L’Asmatique) hanno narrato in musica la sensazione di soffocamento dell’asma, Arnold Schoenberg il suo infarto (Trio d’archi, Op. 45) e Richard Strauss la sensazione di morte provata dopo esser sopravvissuto a un evento cardiaco (Tod und Verklärung).

Lo studio irlandese segue l’ipotesi interpretativa della musica inaugurata l’anno scorso da Mark Evan Bonds della North Caroline University col suo libro The Beethoven Syndrome: Hearing Music as Autobiography, che dimostra le potenzialità autobiografiche della musica secondo cui a partire dalla morte di Beethoven (1827) i frequentatori dei concerti hanno iniziato a percepirli come narrazioni musicali piuttosto che come messaggi da decifrare.

Le tre fasi

Con la medicina narrativa anche il medico può sempre più ascoltare un paziente che prima doveva decifrare: nel suo libro The Wounded Storyteller (Il narratore ferito), il sociologo Arthur W. Frank dell’Università di Calgary identifica nella descrizione narrativa dei pazienti tre fasi che in qualche modo ricalcano quelle musicali: restituzione, caos e ricerca. Le prime preludono la guarigione esaltando la cura, quelle del caos la malattia che non dà tregua e sembra infinita e quelle della ricerca denotano la presa di coscienza dell’opportunità di cambiare attraverso la malattia e usare la propria testimonianza per aiutare gli altri. Altre strategie Del resto la narrazione può seguire varie strade.

Quando all’inizio del millennio per aiutare i pazienti emicranici a tradurre il loro vissuto di malattia Richard Lipton dell’Albert Einstein College of Medicine di New York ha ideato il questionario Midas non pensava alla medicina narrativa, ma solo a migliorare la comunicazione fra medico e paziente emicranico. Ne è nato un esempio ante-litteram di medicina narrativa guidata: nel mal di testa, infatti, i pazienti non forniscono spontaneamente indicazioni sulla disabilità che il dolore determina sulla loro vita, aspetto invece fondamentale per un corretto trattamento. Le risposte del Midas (acronimo di Migraine Disability Assessement, valutazione della disabilità da emicrania) descrivono al medico l’ambito di disabilità da affrontare molto meglio di come avrebbe potuto fare il paziente a voce.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
          Marzo 2022:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apriamo il Museo dell’Italia nel Palazzo del Quirinale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“I sogni non si giudicano dal loro successo immediato: sono «per sempre». L’Italia è gremita di musei di opere d’arte, ma siamo poverissimi in musei delle città — i contesti per eccellenza —, che espongono in Europa immagini e oggetti dei caratteri più vari per raccontare visivamente la loro storia; per non dire che in Italia manca anche un museo della storia della penisola e delle isole, diventate nazione, durante i millenni trascorsi.

Mi sono battuto da anni per un Museo della città di Roma nei suoi primi due millenni e anche per un Museo delle città italiane immaginabile soltanto nella capitale. Riguardo al Museo della città di Roma, Francesco Rutelli aveva proposto di porlo fra Santa Maria in Cosmedin e il Circo Massimo — dove era il pastificio Pantanella —, idea ripresa infine dal sindaco Roberto Gualtieri (ma anche il candidato Carlo Calenda aveva proposto un museo del genere, seppure sul Campidoglio). Ma di questo argomento qui non tratto.

Riprendo invece l’idea di un Museo delle città italiane al Palazzo del Quirinale, che ha avuto ancora meno fortuna del Museo di Roma. Il presidente Giorgio Napolitano mi aveva concesso di svolgere analisi al Quirinale per individuare il Tempio di Quirino (ricerca accompagnata da una mostra e da un saggio: Cercando Quirino. Traversata sulle onde elettromagnetiche nel suolo del Quirinale, Einaudi, 2007, dove ho sostenuto che il monumento si trovava sotto il Giardino all’inglese). Ebbi allora l’occasione di conoscere il Palazzo in ogni dettaglio, constatandone la straordinaria vastità (belle perfino le cantine). Ernesto Galli della Loggia ed io avanzammo su questo giornale (il 21 febbraio 2011) la proposta del Museo dell’Italia al Quirinale. Giorgio Napolitano sostenne allora che il Quirinale era già un museo aperto al pubblico.

Perché avanzare di nuovo questa idea in occasione della seconda elezione del presidente Sergio Mattarella? Nel frattempo è stato approvato un progetto per il quale la fondamentale Biblioteca di Archeologia e Storia dell’arte ora a Palazzo Venezia verrà traslocata nel Palazzo San Felice in via della Dataria, che sta davanti al Palazzo della Panetteria, una parte integrante del Palazzo del Quirinale. Sarebbe davvero straordinario poter disporre di un portale delle città italiane — Roma probabilmente esclusa — proprio in questa sede, oppure in altra del maggior Palazzo, senza neppure escludere le cantine.

Il Palazzo di Quirinale, oltre a essere la sede del presidente della Repubblica, è anche il museo della propria storia papale, regia e presidenziale. Eppure si tratta anche della Casa degli italiani, i quali non hanno mai disposto di una capitale «piglia tutto» — come altre nazioni in Europa —, avendo avuto numerose e varie città d’importanza primaria e ancora generalmente prive di un museo sulla propria storia, al contrario di quanto succede oltralpe. Perché allora non dedicare ad esse sintetici racconti in una apposita sezione del Museo del Quirinale? A Berlino vi è addirittura il bellissimo Museo storico tedesco, che racconta felicemente la Germania dai Romani alla caduta del muro. L’idea che qui si avanza aiuterebbe l’Italia — «Paese di paesi» secondo il presidente Carlo Azeglio Ciampi, che visitò i cento capoluoghi di provincia — a riconoscere Roma come capitale con il cuore oltre che con la mente, e aiuterebbe i visitatori approdati a Fiumicino a decidere dove andare, oltre Roma.

L’Italia è stata per due millenni e mezzo il maggior laboratorio artigianale oltre che artistico dell’Occidente. Per raccontarlo non bastano le pitture e le sculture di alta qualità. Servono altresì i paesaggi, le forme cittadine e paesane, le architetture, le arti applicate, le agricolture e i mestieri (senza scordare i sussidi multimediali oggi disponibili, adattissimi nel rievocare edifici).”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Green pass addio? Le tappe del ritorno alla normalità: cosa sapere

 

 

 

 

 

 

 

“L’aumento dei contagi non ferma le riaperture. Nelle prossime settimane sono infatti previsti nuovi step verso un ritorno alla normalità e verso l’inizio della fase «post pandemia». La data spartiacque è il 31 marzo 2022 quando finirà lo Stato di emergenza introdotto per far fronte all’emergenza sanitaria. L’allentamento delle restrizioni sarà però graduale, settimana prossima è atteso un decreto che detterà nuove tempistiche legate al superamento delle limitazioni. Una novità che potrebbe mettere in discussione l’utilizzo del green pass (complice la bella stagione in arrivo). Vediamo cosa sapere.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mani fredde che cambiano colore: quali possono essere le cause (e le differenze con i geloni)

 

 

 

 

 

 

 

 

“Quando le temperature si abbassano è normale che le mani siano le prime a risentirne ma, se oltre a diventare fredde, vanno incontro a cambiamenti di colore, è possibile che ci si trovi di fronte al fenomeno di Raynaud. Descritto per la prima volta nel 1862 dall’omonimo medico francese. Questo problema può talvolta essere il campanello d’allarme di malattie reumatologiche, meglio quindi non sottovalutarlo.

In che cosa consiste il fenomeno di Raynaud?

«È caratterizzato dalla comparsa di manifestazioni circolatorie soprattutto alle estremità, in particolare alle mani e qualche volta ai piedi. Le dita delle mani passano da un iniziale pallore, a una fase di cianosi (ovvero di colorito blu-violaceo) e infine a una persistente fase di arrossamento che corrisponde a una ripresa della circolazione — spiega Luigi Sinigaglia, past-president della Società italiana di reumatologia —. Questi disturbi sono tipicamente scatenati dall’esposizione alle basse temperature, tuttavia possono essere chiamati in causa anche stress di tipo emotivo o fisico. Dal punto di vista dell’inquadramento esistono due tipi di fenomeno di Raynaud: quello primitivo e quello secondario.

Il primo è espressione di un difetto locale della termoregolazione, di tipo costituzionale. In genere è un fenomeno non preoccupante che si manifesta già in giovane età, soprattutto nelle donne.

Il fenomeno di Raynaud secondario può invece essere spia di patologie reumatologiche come la sclerodermia, le connettiviti in generale, il lupus eritematoso sistemico e la stessa artrite reumatoide. È relativamente frequente nei giovani, soprattutto di sesso femminile, e può presentarsi anche diversi anni prima che appaiano altre manifestazioni della malattia reumatologica.

Altre cause di forme secondarie possono essere ascritte ad alcuni farmaci, per esempio i beta-bloccanti o ad alcune professioni, come quelle per esempio in cui è necessario lavorare con strumenti vibranti. A essere chiamate in causa possono essere pure patologie extra-reumatologiche che possono comportare un ostacolo ischemico alla circolazione negli arti superiori (sindrome dello stretto toracico)».

Come si può inquadrare il fenomeno di Raynaud secondario?

«Se si sospetta che le manifestazioni alle mani associate al freddo siano espressione di una malattia reumatologica occorre fare degli esami del sangue, in particolare la ricerca degli anticorpi anti-nucleari e anti-ena. La loro positività è molto suggestiva di una possibile connettivite. La conferma si può avere eseguendo la capillaroscopia. Con questo esame, non invasivo, si analizza la vascolarizzazione a livello della cute alla base dell’unghia. Nelle forme primitive i capillari appaiono normali, mentre nelle forme secondarie si possono riscontrare anomalie tipiche ». Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Festival internazionale dell’Economia al via a Torino il 31 maggio: 70 eventi e 100 relatori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Prenderà il via il 31 maggio a Torino il Festival Internazionale dell’Economia, diretto da Tito Boeri, progettato e organizzato dagli Editori Laterza, con la collaborazione della Fondazione Collegio Carlo Alberto. Il tema di quest’anno, «Merito, diversità e giustizia sociale», rimanda alle questioni centrali del dibatto pubblico degli ultimi anni, in particolare alla lotta alle diseguaglianze, questione che richiede risposte urgenti e innovative. «La pandemia – spiega il direttore scientifico Tito Boeri – ci sta restituendo un mondo più diseguale e soprattutto diversamente disuguale. Nuovi tipi di disuguaglianze si sono sovrapposte a quelle già esistenti. La nuova crisi che si prospetta con l’invasione russa dell’Ucraina e le spinte che questa esercita sull’inflazione rischiano di esacerbare ulteriormente i divari di reddito cui si sono aggiunti i divari nello stato di salute e nelle condizioni abitative. Le disuguaglianze di genere si sono particolarmente acuite dato che la crisi ha falcidiato il lavoro delle donne e fato gravare su di loro in modo sproporzionato responsabilità genitoriali con figli spesso costretti a casa dalla chiusura delle scuole. Il festival dedicherà quest’anno un’attenzione particolare ai divari di genere con la presenza delle ricercatrici e dei ricercatori che hanno maggiormente contribuito alla letteratura di gender economics a livello internazionale».

Nel programma centrale del Festival – che conta più di 70 eventi – interverranno più di 100 nomi tra relatori e relatrici, tra cui diversi premi Nobel come Jean Tirole e Christopher Pissarides. «Tra i relatori – sottolinea Tito Boeri – le tre persone che hanno maggiormente contribuito allo studio della discriminazione di genere: Marianne Bertrand, Claudia Goldin e Shelly Lundberg. Il 42% dei relatori saranno donne, nonostante meno del 20% degli economisti sia di sesso femminile». Torino – prosegue la nota – «ha una realtà straordinaria come il Circolo dei lettori e per questo sono state potenziate le presentazioni di libri, prevedendo incontri anche su test non ancora tradotti in italiano, come quello di Olivier Blanchard sul debito e di Adrian Wooldridge sul merito».

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Febbraio 2022:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Milano è (ancora) una città per single? Ristoranti, app e incontri al parco con i cani: essere «unici» è un’attitudine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Nel capoluogo lombardo il 44% delle persone vive da solo. Qui tutto è a portata di single, dal ristorante al cinema. Ma per chi non volesse più esserlo, ecco i suggerimenti per trovare l’altra metà della mela

È qui che sugli scaffali dei supermercati sono arrivati i primi «monodose» (vaschette di cibo da mettere direttamente nel piatto o al massimo prima nel microonde). Perché, si sa, a far da mangiare soltanto per se stessi prende la pigrizia. Milano città dei single. I dati ci rivelano una città in cui il 44 % delle persone (giovani, separati, divorziati o vedovi) vive da solo e gli sposati sono il 36 %. Ma essere single nel capoluogo lombardo non è per forza una condizione che si subisce o di «sfavore». È un’attitudine.

Al ristorante o al cinema

Se son rose fioriranno. Intanto, i ristoranti sotto la Madonnina apparecchiano alcuni tavoli con un solo coperto (non farlo non sarebbe inclusivo). Anche al cinema ci si consola: davanti o accanto c’è sempre qualcun altro solo, staccato dagli altri almeno da una poltrona (si faceva così anche senza il distanziamento anti Covid). E in alcuni bar c’è il caffè pagato per chi, invece di indossare gli auricolari o sfogliare le pagine dei social network, decide di fare quattro chiacchiere (anche con chi è appena entrato dalla porta).

«Laurà»

Perché a Milano ci sono così tanti single? «È una città grande, magari esci con i tuoi amici, becchi qualcuno ma non lo rivedi più — racconta Ilaria Greco, musicista 25enne —. Credo sia un problema di dimensione, io ho studiato a Urbino, uscivo sempre con le stesse persone, dopo qualche mese conoscevo tutti e tra i tutti c’era chi mi interessava. Qui questo non succede. Per me Milano era la città dei sogni, diciamo che mi sono divertita per un po’, c’è un sacco di scelta e questo fa sì che sia difficile entrare nell’ottica di costruire qualcosa di serio». Però, se vogliamo metterla sulla grandezza Roma supera Milano ma ci sono meno single. Perché? «Milano è il centro economico d’Italia, la gente viene qua per lavorare e ovviamente a qualcosa deve rinunciare». Il motto è: «Laurà, laurà, laurà».

La casa

Anche l’offerta immobiliare si adegua. Nella città meneghina è vivere da soli ha portato la moda della monolocalizzazione delle stanze da letto che diventano locali attrezzati non solo per il dormire ma anche per il lavoro e l’assoluta circolarità della cucina come unico e vero luogo di comunità d’incontro: «Vendo case da vent’anni — racconta Ermanno Schira, agente immobiliare 52enne —, ho iniziato a Parma , poi Verona e Torino, però soltanto qui ho notato questo fenomeno».Milano è la città italiana dove i prezzi sono aumentati vertiginosamente anche durante la pandemia. Le previsioni del mercato immobiliare rilevano le difficoltà (soprattutto per i giovani) di acquistare la prima casa. Prezzi alle stelle e anche i mutui in salita non danno una mano a costruire un progetto familiare.

I luoghi cult

Chi abita a Milano e non fosse ancora in coppia si trova in buona compagnia. Lo abbiamo appurato. Ma se si fosse scocciato di restare da solo e volesse buttarsi un poì nella mischia? Ecco i luoghi da frequentare e perché. Il Glitter, il Magnolia o il Plastic restano tra i locali più frequentati: le migliori serate per fare nuove conoscenze sono quelle in cui ci si diverte di più. È proprio quando si è tranquilli, senza trucchi, orpelli e troppe aspettative che si sprigionano ottime energie e si è pronti a nuove sensazioni. Sì al ristorante, ma scegliendo «La Cena degli Sconosciuti» una delle primissime social dinner nata a Milano: si partecipa per fare nuove amicizie, per uscire dalla solitudine e per passare una piacevole serata in compagnia di tante persone nuove. Il tram resta un grande classico per gli incontri meneghini. Lo aveva raccontato anche Fabio Volo nel suo romanzo «Un giorno in più». Il numero 19 è, secondo una ricerca di vitadasingledotnet(uno dei siti più cliccati dai cuori solitari), il più frequentato da uomini e donne in carriera, imprenditori-ambientalisti o studenti (lo è per il percorso della sua linea). Il consiglio? Distogliere gli occhi dal cellulare e guardarsi intorno.

Siti specializzati e incontri al supermercato

Aperitivi, cene, feste o crociere. su singlemilano.it si è formata una grande community e anche grazie all’organizzazione e alla proposta di eventi diversi in tutti i quartieri della città. gratuita di single sotto la Madonnina. Non manca il Sexy Food «momento di incontro ai fornelli rivolto a tutti i single di Milano che desiderano imparare a cucinare piatti piccanti e afrodisiaci». Con lo speed date i partecipanti, divisi in coppie, hanno 200 secondi di tempo per presentarsi (in una sola serata si possono conoscere almeno 25 single). Mentre la speed dinner è una cena organizzata in tavoli da sei o otto persone tra uomini e donne. Insomma, una marea di iniziative per gente sola fino al raduno dei single milanesi all’Esselunga di viale Papiniano (nato su Facebook), notorio punto d’incontro e d’«acchiappo».

Al parco

Ricordate la «Carica dei 101»? Pongo e Peggy fanno incontrare e innamorare i loro padroni in un parco di Londra. Ecco, a Milano succede lo stesso. Alcuni, quando portano il cane al parco si vestono come se dovessero andare a cena da Carlo Cracco. Al Solari è risaputa questa consuetudine, ma non sarete mai visti con occhi strani. Leggenda vuole che siano state avvistate donne con labrador al seguito ciondolare sui vialetti indossando i tacchi. E uomini tentare approcci lasciando una lunga scia di profumo. Non vale la stessa regola per i runner. Fare sport a Milano è sacro. Non si mischia con l’amore.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa fare a Zurigo nel 2022 fra natura, arte e cucina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Relax, divertimento, arte, bellezza, natura. Zurigo è una delle mete estere più accessibili dall’Italia e va ben oltre gli stereotipi di anonima città svizzera. Ecco alcuni spunti per una vacanza da fare nel 2022 a Zurigo.

Partecipare agli eventi pubblici

Zurigo è la patria di tanti eventi folkloristici che hanno da sempre arricchito le sue strade di fascino e colori. Negli ultimi due anni il calendario degli eventi aveva subito una riduzione drastica a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria ma nel 2022 le grandi kermesse zurighesi tornano. A partire dal Sechseläuten, la festa della primavera che – secondo la tradizione – ha la capacità di prevedere come sarà il meteo in estate. A fare da protagonista però, nelle stagioni calde di Zurigo, sarà soprattutto la musica, con lo Zürich Tanzt e con Caliente! due festival di ballo che torneranno in città rispettivamente dal 12 al 29 maggio e dall‘1 al 3 luglio. A coinvolgere i più giovani ci penseranno poi la Street Parade il 13 agosto (kermesse di musica techno) e lo Zürich Openair, il festival all’aperto di musica elettronica, pop e rock più grande della Svizzera (dal 24 al 27 agosto). Dal 18 agosto al 4 settembre, inoltre, gli amanti della prosa potranno seguire sulle sponde del lago di Zurigo lo Zürich Theater Spektakel, un prestigioso festival teatrale. In primavera, invece, dal 12 al 15 maggio tornerà anche la Cycle Week che per qualche giorno vedrà la città diventare il centro nevralgico della cultura ciclistica.

Scoprire la natura

La città svizzera non si presta solo al turismo artistico e culturale ma è anche una delle mete ideali per gli amanti della natura. Le oasi verdi cittadine sono più di 70 tra parchi, piccole riserve naturali e giardini aperti al pubblico e sono sparse in diverse zone dell’area urbana. Il lago di Zurigo, inoltre, è circondato dalla natura ed è da sempre frequentato dagli amanti degli sport all’aria aperta ma anche da chi ama trascorrere qualche ora di relax a prendere il sole o per organizzare barbecue e grigliate (consentiti). La città negli anni ha anche adottato una politica turistica green con uno sguardo rivolto alla sostenibilità. Zurigo Turismo ha infatti stilato un decalogo di regole e consigli che turisti e cittadini devono seguire per rendere la loro permanenza in loco particolarmente attenta alla tutela dell’ambiente.

Lasciarsi catturare dalle bellezze artistiche

Sebbene Zurigo non sia una città particolarmente estesa, i musei e le sale espositive presenti sul territorio sono più di 50. Tra questi c’è anche il museo più importante della Svizzera: si tratta del Kunsthaus che, proprio a cavallo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, è stato arricchito di una nuova ala e quest’anno ospiterà due mostre particolarmente affascinanti. “Dal disegno al film” è il titolo dell’esposizione dedicata a Federico Fellini, visitabile al Kunsthaus dal 24 giugno al 9 settembre 2022; la retrospettiva di Niki de Saint Phalle ospitata dal museo sarà invece inaugurata il 2 settembre. La Lichthalle Maag – la sala espositiva di arte immersiva che negli anni ha dedicato mostre interattive e istallazioni a diversi artisti e pittori celebri  – allestirà nel 2022 un’esposizione dal titolo “Monet’s Garden” focalizzata sulle opere del pittore francese dedicate alla natura. Dal 10 al 12 giugno, inoltre, tornerà in città anche lo Zürich Art Weekend, durante il quale musei e centri artistici saranno aperti al pubblico con mostre ed esposizioni tematiche soprattutto dedicate all’arte contemporanea. Per gli amanti della musica classica, invece, la Opera House ha in programma una stagione interamente dedicata a Richard Wagner.”

La Nazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Università Statale, il corso di Mediazione Linguistica ha troppo successo: «Chiudiamolo per un anno»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La proposta sarà discussa mercoledì 9 febbraio nella seduta del Senato Accademico: «Contenere il sovraffollamento». La protesta delle associazioni studentesche: «È una follia e non risolverà nulla»

Il corso di laurea «trabocca» di studenti, a tal punto che deve fermarsi un anno. È la proposta, che riguarda il corso di laurea in Mediazione Linguistica, che sarà discussa mercoledì 9 febbraio nella seduta del Senato Accademico dell’Università Statale di Milano. Se sarà accolta, il corso non aprirà alle matricole per il prossimo anno scolastico. L’obiettivo è cercare di contenere il sovraffollamento che lo caratterizza dal 2019, anno in cui, dopo un ricorso al Tar presentato dall’Unione degli Universitari (UdU), è stato tolto il numero chiuso, in vigore dal 2001, quando debuttò in Statale.

Per oltre 15 anni, gli iscritti per legge sono stati limitati a 630. L’apertura ha fatto salire le matricole a 2.100 il primo anno, poi a 2 mila nel successivo, scese poi a 1500 nell’anno del Covid. Si è creata, così, una sproporzione fra il numero di studenti e professori: se la media nazionale è del 39,6 per cento, in questa facoltà è del 96,8 per cento. Ovvero un professore per 96 studenti. Il corso prevede tirocini formativi e laboratori specialistici tutti di tipo linguistico, ma non tutti gli studenti riescono ad accedervi, perché le ore in agenda non sono sufficienti. Una situazione che si avvicina al collasso e che ha provocato negli anni molte proteste, sia dagli iscritti che dai loro rappresentanti negli organi accademici. E, com’era prevedibile, anche la proposta di stoppare le iscrizioni per un anno solleva critiche.

Il mediatore è una figura che dovrebbe esserci in tutti gli uffici pubblici: i corsi si chiudono se non ci sono iscrizioni, non se ce ne sono troppe. E se c’è sproporzione tra il numero di studenti e professori si fanno assunzioni. È una follia sospenderle per un anno e non risolverà nulla: gli aspiranti si iscriveranno a Lingue per non perdere un anno e poi tenteranno di rientrare. Inoltre, c’è anche il problema degli spazi e in questo, oltre all’ateneo, c’è un grande assente, ovvero il Comune di Milano che potrebbe mettere a disposizione edifici vuoti del suo patrimonio» attacca Lucrezia Palmieri, coordinatrice di Studenti Indipendenti.

Critica anche la lista UniSì, che bolla la proposta come inaccettabile, ma definisce anche «scellerato» il ricorso di UdU «fatto alle spalle del corpo studentesco e delle proprie rappresentanze». «La situazione a Mediazione concerne gravi problemi di spazi e di personale: non comprendiamo come un anno di sospensione possa portare ad un rinnovamento tale da risolvere il tema. Resta un mero palliativo – scrive la lista -. Comprendiamo quanto la situazione attuale sia estrema, non più tollerabile: ci sentiamo però in dovere di sottolineare come fosse stato necessario trovare una soluzione diversa prima. Al momento l’Ateneo non ha un piano preciso su come il corso possa essere riformato. Servono più spazi, più investimenti, più volontà, più tempismo: la sospensione di un corso così partecipato è una sconfitta per tutti».

Mediazione Linguistica «si è creata una situazione paradossale. Prima di arrivare a questa proposta come extrema ratio erano state tentate altre vie, per arginare le iscrizioni. Già nell’ultimo anno, le matricole non potevano più scegliere le lingue liberamente, ma c’erano binomi fissi, mai visti prima – aggiunge Luigi Casella, rappresentante in Senato Accademico per la lista Obiettivo Studenti -. Noi crediamo che il problema stia molto più a monte, ovvero che la normativa sulla programmazione delle immatricolazioni in Italia non faccia i conti con la realtà: per fornire una preparazione di qualità è importante che il rapporto professori/alunni sia molto basso. Dipende tutto da come in Italia il governo interpreta il diritto allo studio: se è semplicemente il diritto a un titolo che, prima o poi, arriva, o se è il diritto a una formazione di qualità. In questo caso, allora, come denunciato dai nostri rappresentanti, c’è necessità di nuovi stanziamenti economici, sia per assumere docenti che per nuovi spazi. Questo corso è la prima vittima di un sistema da rivedere.”

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alzheimer, Intelligenza artificiale e big data «a caccia» dei segnali che fanno capire quando la malattia c’è

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“L’enorme potere di calcolo delle macchine e il loro agire «senza pregiudizi» potrebbe aprire nuove strade sia sul fronte della prevenzione sia su quello terapeutico

Nel campo ancora in larga parte inesplorato della malattia di Alzheimer, clinici ed esperti di Intelligenza artificiale si sono alleati per cercare nuovi varchi che aiutino a capire meglio le cause di questa forma di demenza e a trovare di conseguenza possibili soluzioni sia in chiave di prevenzione sia terapeutica. «Ci sono ancora grandi buchi neri nell’interpretazione sia dell’eziologia che della patogenesi. Per questo gli studi fondati sull’Intelligenza artificiale possono rappresentare piccoli e grandi passi avanti, per quanto riguarda i dati biologici e quelli collegati ai fattori di rischio», spiega il professor Marco Trabucchi presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria e direttore scientifico del Gruppo di ricerca Geriatria di Brescia.

La pubblicazione

A livello internazionale, diversi gruppi di ricercatori stanno portando avanti studi in questo campo per capire se è come sia possibile individuare l’insorgenza dell’Alzheimer utilizzando appunto l’Ia. Ricercatori dell’Università di Chieti-Pescara, della University of California-Irvine hanno da poco pubblicato un lavoro in proposito sul Journal of Alzheimer’s Disease. Lo studio ha utilizzato un’enorme banca dati internazionale che raccoglie informazioni su migliaia di pazienti affetti da demenza di Alzheimer e un modello di machine learning messo a punto da una squadra di giovani romani della società informatica ASC27. Coordinato dal professor Stefano Sensi direttore del Dnisc, Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’Università di Chieti e dal Cast, il Centro di Studi e Tecnologie Avanzate, lo studio si è incentrato sull’analisi del peso che hanno fattori presenti fuori e dentro il cervello nel produrre la transizione che porta da una condizione iniziale e potenzialmente trattabile quale il deficit cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment o Mci) alla demenza. E questo significa che, opportunamente identificati, potrebbe essere possibile intervenire in anticipo sui fattori di rischio che determinano la malattia e cambiarne il decorso.

Abbiamo cercato di utilizzare degli strumenti di machine learning per capire se si possano mettere a punto dei protocolli, ovviamente ancora sperimentali, volti ad individuare prima quei fattori che condizionano l’inizio e la progressione di malattia. Nell’ ambito della demenza vi sono soggetti che sono affetti da deficit cognitivi con minimo impatto sulle comuni attività di vita quotidiana. In una gran parte dei casi per fortuna la situazione rimane così per anni ed è quello che una volta si definiva “smemoratezza benigna” ed oggi Mild Cognitive Impairment o MCI. Purtroppo però il 20 per cento di questi soggetti MCI progredisce verso l’Alzheimer ed è fondamentale identificare per tempo cosa è perche li fa evolvere perché sono proprio questi individui che potrebbero usufruire di terapie e profilassi» dice il professor Sensi.

Big data

A fornire i «big data» necessari all’esplorazione ci ha pensato Adni ( Alzheimer’s Disease Neuro-imaging Initiative) che raccoglie i dati comprese le immagini Mri (risonanza magnetica) e Pet (tomografia a emissione di positroni), la genetica, i test cognitivi, il liquido cerebrospinale e i biomarcatori del sangue come predittori della malattia. «Si tratta di un database enorme che viene messo a disposizione di tutti dai centri di ricerca sull’Alzheimer finanziati con fondi federali degli Stati Uniti (dall’Nih, National institutes of health sostanzialmente). Ogni paziente viene esaminato in maniera estremamente rigorosa con dettagliati protocolli comuni ad ogni centro che fornisce i dati. Oltre a raccogliere tutte le informazioni classiche sulla patologia, Adni offre tutta una serie di parametri apparentemente non collegati, cioè parametri che coinvolgono tutto quello che avviene fuori dal sistema nervoso».

Le macchine non hanno «pregiudizi»

Per estrarre informazioni utili da questo mare magnum, il gruppo coordinato dal professor Sensi ha messo a punto un algoritmo che è andato poi a scandagliare centinaia di dati racchiusi in Adni. «L’obiettivo era cercare di capire quali di questi fattori avesse più peso per allenare la macchina nell’identificare fra i soggetti MCI chi fosse destinato ad avviarsi alla demenza. La macchina non sa niente, per sua fortuna, e quindi è completamente “unbiased”, priva cioè dei pregiudizi e costrutti teorici: prende dei numeri e gestisce numeri e dunque ci offre anche degli spunti per andare al di là delle teorie dominanti, si avvale di altri parametri per classificare i soggetti.

La diagnosi

«E infatti nella fase di training abbiamo visto che per arrivare a una diagnosi pressoché corretta, cioè con un’accuratezza tra l’85 e il 97%, la macchina si serviva sì di parametri di diagnosi classici ma sorprendentemente ha evidenziato delle associazioni tra fattori extracerebrali come per esempio i livelli di alcuni acidi biliari ed altri metaboliti e la possibilità di sviluppo di processi neurodegenerativi. Questo è solo in parte sorprendente ed effettivamente in linea con una serie di nuove evidenze che indicano una Gut-Brain connection. In altre parole alterazioni periferiche e a carico del sistema gastrointestinale e del suo microbioma sono in grado di produrre modifiche del funzionamento e benessere del cervello».

Primi passi

Certo si tratta ancora di balbettii, primi passi lontani da applicazioni concrete. «Il portato del nostro studio è che praticamente abbiamo identificato delle vie alternative o meglio dei possibili meccanismi di malattia che sono un po’ fuori dagli schemi, cioè di quelli che sono appunto gli schemi teorici correnti e la bontà di questo approccio è proprio di esplorare territori ignoti o poco esplorati», aggiunge Sensi. «Gli scenari sono molto affascinanti. Il potere pressoché infinito di calcolo delle macchine permette di computare in termini statistici larghi volumi di dati e produrre inferenze e associazioni inaspettate. A bbiamo finalmente l’opportunità di generare ipotesi fortemente innovative e di mettere in atto un salutare “thinking out of the box” che è sempre foriero di produttive svolte epistemologiche».

Scenari futuri

Quali potranno essere gli scenari futuri? «Gli studi fondati sull’Intelligenza artificiale possono rappresentare piccoli e grandi passi avanti, per quanto riguarda i dati biologici e quelli collegati ai fattori di rischio», gli fa eco il professor Trabucchi. «Sui primi, il gruppo del professor Sensi ha contribuito in modo significativo, per quanto riguarda i dati ottenuti attraverso la rilevazione neuropsicologica, la risonanza magnetica, i dati liquorali ed ematici. Anche per quanto riguarda il ruolo dei fattori di rischio il contributo dell’Intelligenza artificiale potrebbe essere risolutivo; questi, infatti, se ottenuti con le tradizionali modalità epidemiologiche hanno dimostrato nel loro insieme di rappresentare il 45% del rischio. Non ne conosciamo però le reciproche interazioni e quindi i loro effetti nella realtà, mentre l’Intelligenza artificiale potrebbe darci riposte di valore soprattutto per impostare interventi preventivi, che possono essere adottati sia a livello di popolazione sia nel singolo individuo affetto da MCI: non è infatti mai troppo tardi per intervenire modificando uno o più fattori di rischio, che potrebbero facilitare la transizione a demenza».

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gennaio 2022:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fellini e il corto choc sulle «stragi del sabato sera» ideato in ospedale a Ferrara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voleva produrlo una volta tornato a Roma per sensibilizzare sui rischi della velocità: «Era geniale anche nella patologia, chiamava gli attori alle sei del mattino”

“Ha parlato al mondo attraverso le immagini oniriche e le scene memorabili dei suoi film, da Amarcord a La dolce vita. Ma nell’ultimo lavoro che avrebbe voluto lasciare, il regista premio Oscar aveva un messaggio diverso da lanciare. Nel periodo di ricovero, nel 1993, confidò all’equipe medica ferrarese che lo prese in cura, l’intenzione di produrre un cortometraggio contro le «stragi del sabato sera», mostrando il dramma degli incidenti stradali. «La scena che ci aveva illustrato partiva con la salita di un ascensore al cielo. Poi, all’improvviso, la camera avrebbe inquadrato l’apertura dell’ascensore e l’immagine si sarebbe focalizzata sulla visione choc di un giovane su una carrozzina, ripreso in prospettiva centrale. Voleva rappresentare, con sequenze forti, il dramma degli incidenti stradali, creando negli spettatori l’occasione per riflettere sui rischi dell’alta velocità», spiega la professoressa Anna Cantagallo, neurologa e fisiatra che lo seguì nel programma cognitivo al Centro di Riabilitazione San Giorgio di Ferrara.

Un genio inesauribile

Federico Fellini venne ricoverato all’ospedale estense, diretto dal professor Nino Basaglia, dopo un ictus ischemico che lo aveva parzialmente paralizzato, il 20 agosto 1993. Tra le conseguenze, aveva sviluppato il neglect, una forma di riduzione dell’attenzione nello spazio di sinistra. Disturbo che gli faceva percepire il mondo a metà e lo portava a «scrivere e disegnare, inizialmente, in metà foglio», ricorda ora Cantagallo sul regista riminese che il 20 gennaio avrebbe compiuto 102 anni. «Federico Fellini aveva dentro di sé la genialità anche nella patologia. È stato capace di trovare spunti geniali anche durante il progetto riabilitativo, a Ferrara», continua. La stravaganza geniale non è mai sparita dal regista premio Oscar, che durante la riabilitazione continuò ad essere una fucina di idee, palesando ai dottori il nuovo spunto sul cortometraggio contro le stragi del sabato sera da realizzare una volta rientrato a Roma. Un girato formativo, per far riflettere i più giovani sui rischi connessi all’alta velocità e per invitare alla prudenza alla guida. La potenza della sua immagine al servizio dell’educazione stradale.

Le telefonate ad attori e registi

A Fellini, Ferrara ha dedicato una mostra al Padiglione di arte contemporanea con scatti del fotografo Franco Pinna sui set felliniani. Nella città estense, dove è stato solo di passaggio, è riuscito a segnare l’equipe medica che lo ebbe in cura. Il professor Riccardo Modestino, ricorda che in ospedale «alle sei del mattino», il regista «telefonava a registi e attori di tutto il mondo e affascinava tutti con i suoi racconti. La sua voce era come il suono di un flauto magico che incantava chiunque fosse intorno a lui». «Lo trovai provato dal punto di vista psicologico, dopo una traversia sanitaria problematica – ricorda invece il professor Nino Basaglia – Da Rimini fu poi trasferito a Ferrara e lo seguii, in parte, anche nel successivo periodo romano, anche a fianco della moglie, nel frattempo malata gravemente. Era una figura eccezionale, soprattutto sotto il profilo della capacità del coinvolgimento relazionale – aggiunge -. Riusciva ad avere le simpatie di tutti, dal presidente della Repubblica a tutto il personale medico. Aveva una straordinaria capacità di intrattenimento. Insieme al dottor Paolo Boldrini ci intrattenevamo a lungo a parlare, a volte fino a tarda sera».

Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aerei, le compagnie Usa contro il 5G: «Mette a rischio migliaia di voli»

 

 

 

 

 

 

“L’appello di 11 aviolinee: «Fermare la tecnologia a meno di 2 miglia dagli aeroporti». Si stimano 1.100 voli cancellati ogni giorno e 100 mila viaggiatori a terra

Le compagnie aeree americane si schierano contro l’introduzione del servizio 5G. In una lettera congiunta inviata anche al Dipartimento dei Trasporti — con pochi precedenti nella storia — gli amministratori delegati delle principali aviolinee del Paese parlano di crisi «catastrofica» dell’aviazione che potrebbe verificarsi dal 19 gennaio 2022 quando le società di telecomunicazione At&t e Verizon lanceranno la nuova tecnologia per la telefonia mobile. Secondo i vettori il servizio C-Band 5G potrebbe rendere inutilizzabile un numero significativo di aeromobili a doppio corridoio come i Boeing 787 (usati per i voli intercontinentali), «potrebbe potenzialmente bloccare decine di migliaia di americani all’estero» e quindi causare il «caos tra i voli statunitensi» si legge nella lettera di due pagine anticipata dall’agenzia Reuters. Il polverone mediatico ha poi spinto At&t e Verizon a ritardare l’implementazione ma solo «in alcuni aeroporti».

Le interferenze

La Federal Aviation Administration — l’ente federale statunitense dell’aviazione — ha da tempo spiegato che potenziali interferenze potrebbero disturbare gli strumenti sensibili degli aerei come gli altimetri e compromettere le operazioni a bassa visibilità durante i decolli e gli atterraggi. Per questo l’ente ha previsto la creazione di «aree di esenzione» attorno a una cinquantina di aeroporti con trasmettitori collocati vicini alle piste. Ma secondo le compagnie non sarebbe sufficiente. Per questo chiedono di disabilitare il 5G entro le due miglia (circa 3,2 chilometri) dagli aeroporti e da qualche giorno i vettori stanno anche ragionando se cancellare alcuni voli intercontinentali che mercoledì 19 sono previsti in arrivo negli Usa.

L’allarme

Più nel dettaglio quello che è noto è che agli operatori telefonici interessati è stata assegnata la banda di frequenza da 3,7 a 3,98 gigahertz per il 5G che peraltro è costata decine di miliardi di dollari tra acquisto e investimenti. I radioaltimetri (che misurano la distanza tra l’aereo e il suolo) operano nello spettro da 4.2 a 4.4 gigahertz. Non c’è, quindi, il pericolo di un’interferenza diretta. Ma, avvertono Airbus e Boeing (costruttori dei velivoli), la potenza di trasmissione delle antenne 5G o le loro emissioni verso l’alto potrebbero disturbare il normale funzionamento dei radioaltimetri.

Fuori dagli Usa la discussione sull’introduzione del 5G non ha registrato la stessa intensità. Questo perché, spiegano gli esperti, le frequenze della nuova tecnologia negli Stati Uniti sono molto vicine a quelle utilizzate dalle strumentazioni a bordo dei velivoli come quelli che rilevano l’altitudine dei velivoli o che garantiscono il flusso di informazioni agli apparecchi di navigazione. At&t e Verizon avevano previsto l’attivazione delle antenne con la nuova tecnologia il 5 dicembre 2021 salvo poi rimandare di un altro mese per dare tempo alle verifiche tecniche.

Le società tech

Nelle ultime ore le due società di telecomunicazione hanno ridimensionato gli allarmi. Ctia, l’associazione di categoria, ricorda che ci sono circa 40 Paesi che hanno introdotto C-Band «senza segnalare alcuna interferenza dannosa con la strumentazione a bordo dei velivoli». In ogni caso At&t e Verizon si sono comunque dette disposte a ridurre la potenza della rete 5G vicino agli aeroporti, come ha fatto la Francia. «Le leggi della fisica sono le stesse negli Usa e in Francia», hanno scritto gli ad John Stankey (At&t) e Hans Vestberg (Verizon) al segretario dei Trasporti Pete Buttigieg. «Se le aviolinee statunitensi possono volare ogni giorni in Francia allora lo stesso dovrebbe accadere anche negli Usa». Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DA GUIDO RENI A TIZIANO, TRA PAESAGGIO E TESORI “NASCOSTI”: ECCO IL 2022 DELLA GALLERIA BORGHESE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Dai piccoli tesori custoditi nei depositi, pronti a rivedere la luce, al rapporto tra Guido Reni e Roma, tra sacro e natura.

La Galleria Borghese annuncia gli appuntamenti del nuovo anno che avranno come filo conduttore il dialogo tra arte e paesaggio.

“I nostri visitatori – spiega il direttore della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti – saranno portati a riflettere sulla natura culturale del paesaggio, su quanto l’ambiente circostante e i materiali della natura siano stati ispirazione e oggetto dell’attività degli artisti”.

Guido Reni, il sacro e la natura

A inaugurare il ricco calendario di appuntamenti sarà, il 9 febbraio, Guido Reni. Fino al 22 maggio la mostra dossier Guido Reni a Roma. Il sacro e la natura, a cura di Francesca Cappelletti, accende i riflettori sul dipinto Danza campestre che, appena un anno fa, ha fatto ritorno nella collezione del cardinale Scipione Borghese. Questo paesaggio festoso dialogherà con altre pitture della contemporanea produzione dell’artista nell’ambito della committenza Borghese.

La mostra aprirà una riflessione sul rapporto tra l’artista – pennello molto amato da Scipione Borghese – il soggetto campestre e la veduta di paesaggio, finora considerati estranei alla sua produzione o, comunque poco praticati.

Muovendo dall’interesse di Reni per la pittura di paesaggio in rapporto agli altri pittori italiani e stranieri presenti a Roma nel primo Seicento, la mostra punterà a ricostruire i primi anni del soggiorno romano del maestro, il suo studio appassionato delle opere rinascimentali e dell’antico, i rapporti con il banchiere genovese Ottavio Costa e l’ammirazione nei confronti della pittura di Caravaggio che Reni ha conosciuto e frequentato.

I temi della natura – intesa come paesaggio significante e luogo dell’agire umano – e dell’Amore – declinato nelle sue diverse forme – accenderanno l’estate della Galleria Borghese. A partire dal 15 giugno – fino al 18 settembre – la mostra dossier Tiziano. Dialoghi di Natura e di Amore, a cura di Maria Giovanna Sarti, avrà come fulcro la Ninfa con pastore di Tiziano, in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna nell’ambito di un programma di scambio culturale tra le due istituzioni. L’incontro tra i due capolavori del pittore di Pieve di Cadore sarà l’occasione per un dialogo intorno ad alcuni temi sempre presenti nella sua produzione, un filo che dagli esordi conduce fino agli estremi epigoni della sua attività.

Amore e Natura sono strettamente legati e parte del ciclo della Vita, in un rapporto armonico cui allude l’allegoria amorosa e musicale della Ninfa con pastore. Si tratta dell’ultimo episodio di una ricorrenza avviata dal primissimo Tiziano con le Tre età dell’uomo, proposto in mostra nella replica di Sassoferrato che, nel corso del Seicento, copia, molto probabilmente per i Borghese, una versione presente a Roma del dipinto di Tiziano.

La pittura su pietra, una meraviglia senza tempo

In autunno un percorso “spettacolare” dedicato alla pittura su pietra ospiterà la mostra Meraviglia senza tempo. Pittura su pietra a Roma nel Seicento a cura di Francesca Cappelletti e Patrizia Cavazzini. Dal 25 ottobre al 29 gennaio il percorso svelerà al pubblico le origini di questo genere, inventato da Sebastiano del Piombo. In seguito al Sacco di Roma, spiazzato dalla perdita di numerosi dipinti durante il lungo assedio della città da parte dei Lanzichenecchi, il pittore di origini veneziane iniziò a dipingere su supporti diversi dalla tela, più resistenti ai pericoli e al tempo. La presenza della pittura su pietra all’interno del museo, con le sue diverse declinazioni, offrirà interessanti spunti di riflessione intorno al cambiamento di contesto, rispetto all’ “invenzione” di Sebastiano del Piombo e alla pittura fiorentina di secondo Cinquecento.” Arte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Auto elettrica, la ricarica a casa con il fotovoltaico fa risparmiare 1.000 euro l’anno

 

 

 

 

 

“In Italia ricaricare un’auto elettrica costa 14 volte meno di un pieno di benzina. Il costo al chilometro della ricarica di un veicolo elettrico con energia solare è 0,0084 euro mentre chi guida un’auto a benzina spende 0,1176 euro. Questo significa che in un anno, considerando una percorrenza media di 10mila km, chi sceglie un’auto elettrica può risparmiare mille euro. A dirlo è un recente studio realizzato da Otovo, azienda norvegese che si occupa dell’installazione di impianti fotovoltaici per il settore residenziale.
Abbinare la wallbox per la ricarica dell’auto elettrica all’impianto fotovoltaico è una soluzione vantaggiosa soprattutto se l’impianto in questione ha un sistema di accumulo. In questo caso, infatti, è possibile sfruttare l’energia immagazzinata per ricaricare l’auto anche nelle ore notturne o quando non c’è il sole.

Nell’analisi di Otovo vengono confrontati il consumo medio annuale di una macchina elettrica, alimentata con l’energia solare prodotta dal tetto di casa, e quello della corrispondente versione con motore a benzina. In particolare, l’analisi confronta i costi per ciascun chilometro percorso, sia con l’elettricità generata dal Sole sia con la benzina, insieme ai prezzi di questo carburante per ogni paese in cui opera, vale a dire Italia, Francia, Spagna, Norvegia, Svezia, Germania e Polonia.
Dai dati raccolti emerge che l’Italia è il Paese in cui si riesce a risparmiare di più scegliendo di ricaricare l’auto elettrica con l’impianto fotovoltaico di casa. Al secondo posto c’è la Spagna, dove l’energia solare ha un costo di 12 volte inferiore rispetto alla benzina, mentre in Francia e in Germania ricaricare l’auto elettrica costa 11 volte meno di un pieno. Chiudono la classifica la Polonia, in cui il risparmio dell’auto elettrica è 9 volte superiore alla benzina e, a pari merito, Norvegia e Svezia, dove la ricarica è 8 volte meno costosa del pieno di benzina.” Corriere della Sera

 

 

 

 

Italian Press 2021

 

 

Dante:

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.”